La cittadina di Dalen, in Svezia, è sconvolta da un’ondata di crimini senza precedenti. Nel giro di pochi mesi molte case vengono svaligiate, ma nessuna delle vittime immagina che il peggio debba ancora arrivare. Un vero e proprio bagno di sangue stronca infatti la vita di alcuni ragazzi. I giornali parlano di un regolamento di conti, di storie di droga, di reietti della società che sono andati incontro al proprio destino. Nessuno sa quale sia la terribile verità. Tutto ha inizio quando David Flygare torna da Stoccolma, per passare l’estate nel suo paese natio. Riprende a frequentare gli amici di un tempo, che spesso si ritrovano in una macabra casa di legno, isolata nel bosco. Una casa che sembra avere un’influenza maligna. Gli amici di David – Lukas, Martin, Rickard, Julian e Justine – si lasciano catturare dalla strana atmosfera che aleggia in quel luogo, abbandonandosi a incesti, abusi di droga é persino omicidi. Anche David è presto trascinato nella follia del gruppo, finché un giorno un bambino, che stringe tra le mani un coniglio con un solo occhio, gli rivela di sapere tutto quello che accade nel bosco… Dopo “Lo strano caso di Stoccolma”, in un’atmosfera opprimente che ricorda l’incubo, Carlsson ci conduce alla scoperta dei segreti di un piccolo paese, dove regnano il vuoto, la morte e un’allucinata indifferenza di fronte alla violenza.

La Casa segreta in fondo al bosco” è un romanzo di Christoffer Carlsson del 2011,  che intreccia in sé vari generi. Thriller, giallo, mistery. Ad un certo punto del racconto sembra stia per virare verso il genere horror, cui alcune atmosfere rimandano, ma in definitiva resta sempre ai margini dei generi sopra elencati.

Il risultato, tuttavia, non è spiacevole. Il romanzo si fa leggere e si fa apprezzare.

Fa parte di quel filone che a partire dagli anni 2008 in poi ha importato nel nostro paese gran parte della produzione libraria scandinava.

La storia viene raccontata in prima persona da David e quindi il lettore è portato a vedere e giudicare le cose dal punto di vista di questo personaggio molto particolare.

Gran parte dei personaggi sono adeguatamente caratterizzati, anche se alcuni restano sin troppo in ombra, riducendosi a delle vere e proprie comparse.

Ho apprezzato più che la storia in sé, le descrizioni delle atmosfere che si fanno via via più cupe ed il senso di tagliente di malinconia che, dapprima velato, nelle ultime pagine fa da spina dorsale al lungo scioglimento. Molto efficace la descrizione della piccola cittadina svedese teatro dei fatti.

Il linguaggio è semplice e i dialoghi sono, nel complesso verosimile.

Un romanzo che, definitiva, mi sento di consigliare.

Tipica lettura da sotto l’ombrellone.

Autore: Christoffer Carlsson

Traduttore: S. Forlani

Editore: Newton Compton Editori

Anno edizione: 2011

Pagine:329 p.

EAN: 9788854132023

Terminata la piacevole fatica di aver portato alle stampe il mio primo romanzo, Diciassette alle due, ho ripreso a leggere con più continuità e gusto. Grazie al consiglio di un’amica ho letto questa raccolta di racconti di cui avevo solo sentito parlare, senza mai sentirmi “chiamato” alla lettura.

Devo dire che è stata una lettura piacevole ed interessante. I racconti sono brevi, ma incisivi. Lasciano sempre quel retrogusto misterioso che non può non piacere agli amanti del genere. Fra tutti ho amato le due versioni del racconto L’Horla, La Morta, La Notte, La Paura, La Mano e La Mano dello scorticato.

Le ambientazioni sono varie. C’è spazio per le allucinazioni, per le turbe mentali, per il sadismo, la cattiveria ed il soprannaturale.

La lettura è agile ed il linguaggio, grazie ad una buona traduzione, riesce a trasmettere il sentire del tempo in cui i ventisette racconti furono scritti.

E’ stato piacevole imbattersi in questi racconti la cui lettura non deve mancare nella “cassetta degli attrezzi” di un buon lettore/scrittore horror.

Consigliatissimo.

è stato pubblicato Diciassette alle Due, il romanzo d’esordio di Fabio Criniti

È la notte di Natale e nell’ala ovest del carcere di Messyna, piccola città del Maine, c’è solo un detenuto: Jake Sullivan, accusato e reo confesso dell’assassinio della compagna, Jude Drake, avvenuto a Villa Carter, la loro abitazione dall’oscuro passato. In quella vecchia ala deserta, rischiarata da neon tremolanti ed esausti, il posto di guardia è presidiato dal giovane agente Howard Morris, che, per uno strano gioco del destino, si trova incastrato in una storia inquietante. Mentre fuori dal carcere scoppia un’improvvisa tempesta, Jake Sullivan muore inspiegabilmente nella sua cella. Da quel momento, una fitta nebbia si addensa attorno alla vita dell’agente Morris. Ma per arrivare alla verità, sarà necessario districare i nodi di un mistero che proviene da molto lontano.

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Jeremy Constance è il custode del cimitero della città di Messyna. È un personaggio che è piaciuto a molti per il suo modo di fare schietto e diretto. Qualcuno ha intravisto in lui quello che nei manuali di narrativa, viene definito un mentore. Quello che è certo che darà una mano concreta al protagonista del romanzo, Howard Phillips Morris, in una particolare situazione e darà una piccola e concreta spinta verso l’epilogo di Diciassette alle due.

Jeremy Constance deve Il suo nome all’attore Jeremy Irons ed il suo cognome al capolavoro di Ray Bradbury “Constance contro tutti.”

 

“Quello che doveva essere Jeremy Constance, un uomo anziano coi capelli bianchi e radi, ma lunghi, sedeva alla scrivania e stava consultando un registro aperto. Alzò lo sguardo verso Howard Morris, mostrando un volto rugoso, un naso appuntito e delle labbra sottili appena strette su una sigaretta mal rolla-ta, che emetteva un sottile filo di fumo bianco e acre. Howard non si soffermò nemmeno un istante a chiedersi cosa contenesse quella sigaretta. L’odore pungente della stanza era stato sin troppo eloquente.”

 

«E’ la sua giornata fortunata, quindi. Eccomi qui. In carne ed ossa. Più ossa che carne, in verità, ma credo che per lei non faccia differenza. Non cre-do voglia mangiarmi, né credo voglia avere una relazione con me. Quindi rompiamo gli indugi e mi dica, in cosa posso esserle utile?»

Consuelo Rodriguez è un’insegnante di letteratura inglese che un tardo pomeriggio di una giornata qualunque, farà riemergere una storia che, nel vero senso della parola, Howard Morris credeva morta e sepolta.

L’apparizione sulla scena di questo personaggio sarà uno dei momenti più emozionanti e particolari di Diciassette alle due.

Il nome Consuelo Rodriguez nasce da una ricerca casuale su Google. Avevo bisogno di un nome sudamericano e musicale al tempo stesso.

 

“La donna si avvicinò alla libreria indicata da Morris. Lui la guardò ancheggiare vistosamente, ma senza volgarità, sino al fondo del locale. Poi si fermò. Sembrava guardare i dorsi dei libri con esasperante lentezza e ne tirò fuori uno, che portò sino al banco”

 

«Malgrado le mie chiare origini ispaniche, insegno letteratura americana presso la Messyna Middle School. Poe è stato uno dei più grandi autori di cui possiamo vantarci. Poeta, scrittore, visionario. Lui viveva di ossessioni e le asserviva a sé fissandole sulla carta per esorcizzare i suoi incubi peggiori.»

 

 

⏩ “Diciassette alle due” è ufficialmente in editing

🗣️ L’editing è un processo collaborativo tra autore ed editor volto a scovare eventuali punti di debolezza del testo e risolverli, per proporre poi al lettore il miglior libro possibile. Gli editor per prima cosa leggono il testo, ne comprendono la struttura generale e intervengono a correggere i refusi e proporre eventuali migliorie, sia dal punto di vista formale sia contenutistico.
L’editing è un processo “solitario” solo nelle prime battute, ma poi è necessario un intenso confronto con l’autore.

➡️ Vi terrò aggiornati sulle varie fasi

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Padre John è il cappellano del carcere. Una figura strana è un po’ in ombra. Rappresenta, un po’, la debolezza dell’uomo di fronte a certi eventi. Pur rimanendo un po’ dietro le quinte, Padre John riuscirà ad essere un personaggio davvero importante nell’intera storia di Diciassette alle due.

“Padre John, invece, e questo li faceva sembrare l’uno il contrario dell’altro, aveva i capelli fitti e neri in pendant con la tonaca.”

«Dottore, sono solo modi diversi di vedere le cose. Quello che lei chia-ma innato scetticismo, io lo chiamo mancanza di fede. Guardi che in fondo io e lei siamo più simili di quanto immagina.»

Il Dottor Joseph Harris è uno dei personaggi più particolari di Diciassette alle due. E’ il medico di turno al carcere della città di Messyna la notte di natale del 2017. È un uomo forte con le sue certezze ed uno spessore capace di dare impulso ad alcune parti della storia.

Il dottor Harris deve il suo nome al grande attore americano Edward Allen “Ed” Harris.

 

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“Il Dottor Harris sfoggiava, con eleganza, una folta capigliatura tendente al bianco, ancora più amplificata dal candore del camice che indossava per motivi professionali.”
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«Ci sono cose che non comprenderò mai sino in fondo, tra que-ste la pratica del perdono e l’attitudine alla speranza, tipici degli uomini di chiesa, ma forse è per questo che ho scelto di essere un uomo di scienza, per dare una casa al mio innato scetticismo»
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Howard Phillips Morris è il protagonista del romanzo, Diciassette alle Due, l’eroe che intraprende il suo viaggio, che lo conduce alla fine della storia.

È un agente di polizia in servizio all’ala ovest, la notte di Natale in cui tutto ebbe inizio.

È un marito innamorato e un padre affettuoso. Sa ascoltare e riesce ad analizzare con lucidità le situazioni. È sua la frase chiave del romanzo.

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“È l’orrore che fa davvero paura? Oppure è il sottile confine tra l’essere vittima o carnefice che ci rende tutti più vulnerabili e pavidi?”
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Il suo nome è un omaggio al grande Lovecraft, ma anche al romanzo Dracula.

Jude Drake è la vittima di Jake Sullivan. Lei è una presenza discreta per tutto il romanzo. Agisce e vive solo attraverso i ricordi, principalmente attraverso i ricordi di Jake. Eppure è, per chi leggerà il romanzo, l’ossatura attorno cui ruoterà la storia principale, fino all’epilogo finale.

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“Jude mi conquistò subito con il suo sorriso, i suoi occhi verdi, il viso gradevolmente ovale, la cui forma era ancor di più evidenziata ed arricchita da un grazioso taglio a caschetto. Un po’ demodé ma certamente perfetto per Jude, che lo portava con disinvoltura. I capelli erano neri e luminosi. E sotto i neon della sala d’aspetto, sembrarono accendersi di accattivanti riflessi blu. Le sue labbra erano sottili, ma erano perfettamente in armonia con il suo viso ovale e grazioso.”
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