racconto d’estate

Una radiosa mattina di luglio, sbocciò all’improvviso, dall’orizzonte curvo e luminoso, che gli occhi di Giovanni stavano contemplando. Il viso solcato da rughe severe, che tradivano gli anni dell’uomo, aveva una serena compostezza, piacevolmente amplificata dai capelli bianchi e folti. Aveva uno sguardo così raro, ormai, da incontrare negli uomini ed emanava dall’aspetto e dai modi, una bontà d’animo tipica dei tempi andati. Nel complesso aveva l’aria di chi sapeva riconoscere e distinguere, senza fatica alcuna, le cose più serie da quelle più leggere, e per questo aveva sempre vissuto la sua vita serenamente, senza pretendere nulla di più di quello che possedeva.

Quella mattina era in uno stato d’animo che, per certi versi, rasentava la felicità. Era una calda e luminosa domenica d’estate, ma non era una domenica come tutte le altre. Quella che era appena iniziata, con il sole già caldo, malgrado fosse ancora basso sulla linea rotonda dell’orizzonte, era una domenica speciale. Stava per arrivare Carlo, uno dei suoi nipoti. Il preferito, in realtà. Anche se, si ripeteva, che per un nonno tutti i nipoti dovrebbero essere uguali. Ma lui si perdonava quella debolezza perché, tendeva a giustificarsi, Carlo gli ricordava tanto com’era lui ai tempi della sua giovinezza. Erano giorni lontani quelli. Proprio a cavallo della Grande Guerra, e lui era un ragazzo, forse anche più giovane di quanto fosse Carlo adesso. Ogni volta che Giovanni ripensava a quei tempi, un sorriso calmo e rilassato, appena velato da un accenno di malinconia gli si accendeva sulle labbra. Anche il sole sembrava diverso a quei tempi: era più caldo, più rassicurante e sicuramente più luminoso. Ed anche il mare, sul quale lui aveva sempre vissuto, sembrava avere un colore ed una lucentezza che, adesso, forse per via dell’età, non sapeva più cogliere.

Quella mattina Carlo l’avrebbe proprio portato al mare, rinnovando un appuntamento che ormai, da qualche anno, si ripeteva.

E come per magia e per una strana tregua, i suoi malesseri ormai cronici, nelle mattine in cui doveva vedersi con Carlo, sparivano, regalandogli una forma smagliante.

Da mesi, però, aveva addosso una stanchezza costante, come se di colpo, da un giorno all’altro i suoi ottantatré si erano rivelati in tutta la loro gravità. Certe volte, specialmente quando l’umidità marina si spingeva sino al centro della città di mare in cui abitava, i dolori si facevano più pungenti ed il suo umore ne risentiva. Da circa tre anni, poi, era costretto su una sedia a rotelle, che amava definire la sua nuova compagna di vita, e viveva dei piccoli spazi ritagliati amorevolmente da chi gli voleva bene. Abitava in una grande casa, in cui una piccola ala era tutta per lui ed il resto era occupato dalla famiglia della figlia più piccola di Giovanni, che si prendeva cura di lui. Quasi sempre e soprattutto nelle giornate di festa, era sempre circondato dai suoi affetti più cari. Aveva quattro figli, due femmine e due maschi, sette nipoti, che coprivano le fasce d’età dai 10 ai 25 anni ed un pronipote di appena 1 anno. Tra tutti, Carlo era il nipote che passava più tempo con lui. E per Giovanni stare con Carlo era un momento di svago davvero impagabile. Tornava ragazzo in quelle occasioni, vivendo dei suoi racconti e delle sensazioni che il ragazzo riusciva a trasmettergli. Quando poi arrivava il periodo estivo, se non faceva troppo caldo, come si raccomandava sempre la figlia più piccola di Giovanni, Carlo aveva il permesso di portare il nonno al mare.

 

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