Jake Sullivan è il “cattivo” del romanzo. Reo confesso dell’efferato omicidio della compagna Jude Drake, è l’unico detenuto dell’ala ovest del carcere della città di Messina. È un personaggio sfuggente e malsano che permea con la sua essenza tutte le storie che si dipanano lungo il romanzo. Di lui non si offre, volutamente, una descrizione fisica minuziosa, proprio per lasciare l’immaginazione del lettore libera di rappresentarlo come meglio crede. A tratti è forte, a tratti è debole. La sua figura scorre lungo la sottile linea che separa la vittima dal carnefice.

Il suo nome è ispirato al personaggio James P. Sullivan del film Pixar “Monster & Co.”


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“Mi alzai di scatto mettendomi a sedere sul letto. In bocca avevo ancora quel sapore ferroso e asciutto. Avevo voglia e necessità di bere un bicchiere d’acqua. Muovendomi lentamente uscii dalla camera da letto, cercando di non inciampare in quegli ambienti che, ancora, non conoscevo del tutto. Accesi una piccola luce appena fuori dalla stanza e raggiunsi la scala interna, che conduceva sotto, al vano cucina. Ero nudo e senza pantofole, ed il contatto del piede con il gradino in legno della scala, mi restituì un brivido freddo, che mi giunse sino alla nuca. Sentii i capelli arricciarsi come se una mano me li stesse accarezzando, ma senza alcuna dolcezza. Gradino dopo gradino, giun-si in fondo alla scala. Mi trovavo in una zona della casa simile ad un ampio disimpegno, dal quale era possibile accedere ai vani posti al piano terra. Ad ogni passo la testa sembrava esplodermi e anzi speravo lo facesse, almeno così forse sarebbe finito il dolore. Mi fermai nel punto in cui terminava la scala. E fu lì che la vidi.”
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Diciassette alle due