è stato pubblicato Diciassette alle Due, il romanzo d’esordio di Fabio Criniti

È la notte di Natale e nell’ala ovest del carcere di Messyna, piccola città del Maine, c’è solo un detenuto: Jake Sullivan, accusato e reo confesso dell’assassinio della compagna, Jude Drake, avvenuto a Villa Carter, la loro abitazione dall’oscuro passato. In quella vecchia ala deserta, rischiarata da neon tremolanti ed esausti, il posto di guardia è presidiato dal giovane agente Howard Morris, che, per uno strano gioco del destino, si trova incastrato in una storia inquietante. Mentre fuori dal carcere scoppia un’improvvisa tempesta, Jake Sullivan muore inspiegabilmente nella sua cella. Da quel momento, una fitta nebbia si addensa attorno alla vita dell’agente Morris. Ma per arrivare alla verità, sarà necessario districare i nodi di un mistero che proviene da molto lontano.

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Jeremy Constance è il custode del cimitero della città di Messyna. È un personaggio che è piaciuto a molti per il suo modo di fare schietto e diretto. Qualcuno ha intravisto in lui quello che nei manuali di narrativa, viene definito un mentore. Quello che è certo che darà una mano concreta al protagonista del romanzo, Howard Phillips Morris, in una particolare situazione e darà una piccola e concreta spinta verso l’epilogo di Diciassette alle due.

Jeremy Constance deve Il suo nome all’attore Jeremy Irons ed il suo cognome al capolavoro di Ray Bradbury “Constance contro tutti.”

 

“Quello che doveva essere Jeremy Constance, un uomo anziano coi capelli bianchi e radi, ma lunghi, sedeva alla scrivania e stava consultando un registro aperto. Alzò lo sguardo verso Howard Morris, mostrando un volto rugoso, un naso appuntito e delle labbra sottili appena strette su una sigaretta mal rolla-ta, che emetteva un sottile filo di fumo bianco e acre. Howard non si soffermò nemmeno un istante a chiedersi cosa contenesse quella sigaretta. L’odore pungente della stanza era stato sin troppo eloquente.”

 

«E’ la sua giornata fortunata, quindi. Eccomi qui. In carne ed ossa. Più ossa che carne, in verità, ma credo che per lei non faccia differenza. Non cre-do voglia mangiarmi, né credo voglia avere una relazione con me. Quindi rompiamo gli indugi e mi dica, in cosa posso esserle utile?»

Consuelo Rodriguez è un’insegnante di letteratura inglese che un tardo pomeriggio di una giornata qualunque, farà riemergere una storia che, nel vero senso della parola, Howard Morris credeva morta e sepolta.

L’apparizione sulla scena di questo personaggio sarà uno dei momenti più emozionanti e particolari di Diciassette alle due.

Il nome Consuelo Rodriguez nasce da una ricerca casuale su Google. Avevo bisogno di un nome sudamericano e musicale al tempo stesso.

 

“La donna si avvicinò alla libreria indicata da Morris. Lui la guardò ancheggiare vistosamente, ma senza volgarità, sino al fondo del locale. Poi si fermò. Sembrava guardare i dorsi dei libri con esasperante lentezza e ne tirò fuori uno, che portò sino al banco”

 

«Malgrado le mie chiare origini ispaniche, insegno letteratura americana presso la Messyna Middle School. Poe è stato uno dei più grandi autori di cui possiamo vantarci. Poeta, scrittore, visionario. Lui viveva di ossessioni e le asserviva a sé fissandole sulla carta per esorcizzare i suoi incubi peggiori.»

 

 

⏩ “Diciassette alle due” è ufficialmente in editing

🗣️ L’editing è un processo collaborativo tra autore ed editor volto a scovare eventuali punti di debolezza del testo e risolverli, per proporre poi al lettore il miglior libro possibile. Gli editor per prima cosa leggono il testo, ne comprendono la struttura generale e intervengono a correggere i refusi e proporre eventuali migliorie, sia dal punto di vista formale sia contenutistico.
L’editing è un processo “solitario” solo nelle prime battute, ma poi è necessario un intenso confronto con l’autore.

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Padre John è il cappellano del carcere. Una figura strana è un po’ in ombra. Rappresenta, un po’, la debolezza dell’uomo di fronte a certi eventi. Pur rimanendo un po’ dietro le quinte, Padre John riuscirà ad essere un personaggio davvero importante nell’intera storia di Diciassette alle due.

“Padre John, invece, e questo li faceva sembrare l’uno il contrario dell’altro, aveva i capelli fitti e neri in pendant con la tonaca.”

«Dottore, sono solo modi diversi di vedere le cose. Quello che lei chia-ma innato scetticismo, io lo chiamo mancanza di fede. Guardi che in fondo io e lei siamo più simili di quanto immagina.»

Il Dottor Joseph Harris è uno dei personaggi più particolari di Diciassette alle due. E’ il medico di turno al carcere della città di Messyna la notte di natale del 2017. È un uomo forte con le sue certezze ed uno spessore capace di dare impulso ad alcune parti della storia.

Il dottor Harris deve il suo nome al grande attore americano Edward Allen “Ed” Harris.

 

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“Il Dottor Harris sfoggiava, con eleganza, una folta capigliatura tendente al bianco, ancora più amplificata dal candore del camice che indossava per motivi professionali.”
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«Ci sono cose che non comprenderò mai sino in fondo, tra que-ste la pratica del perdono e l’attitudine alla speranza, tipici degli uomini di chiesa, ma forse è per questo che ho scelto di essere un uomo di scienza, per dare una casa al mio innato scetticismo»
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Howard Phillips Morris è il protagonista del romanzo, Diciassette alle Due, l’eroe che intraprende il suo viaggio, che lo conduce alla fine della storia.

È un agente di polizia in servizio all’ala ovest, la notte di Natale in cui tutto ebbe inizio.

È un marito innamorato e un padre affettuoso. Sa ascoltare e riesce ad analizzare con lucidità le situazioni. È sua la frase chiave del romanzo.

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“È l’orrore che fa davvero paura? Oppure è il sottile confine tra l’essere vittima o carnefice che ci rende tutti più vulnerabili e pavidi?”
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Il suo nome è un omaggio al grande Lovecraft, ma anche al romanzo Dracula.

Jake Sullivan è il “cattivo” del romanzo. Reo confesso dell’efferato omicidio della compagna Jude Drake, è l’unico detenuto dell’ala ovest del carcere della città di Messina. È un personaggio sfuggente e malsano che permea con la sua essenza tutte le storie che si dipanano lungo il romanzo. Di lui non si offre, volutamente, una descrizione fisica minuziosa, proprio per lasciare l’immaginazione del lettore libera di rappresentarlo come meglio crede. A tratti è forte, a tratti è debole. La sua figura scorre lungo la sottile linea che separa la vittima dal carnefice.

Il suo nome è ispirato al personaggio James P. Sullivan del film Pixar “Monster & Co.”


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“Mi alzai di scatto mettendomi a sedere sul letto. In bocca avevo ancora quel sapore ferroso e asciutto. Avevo voglia e necessità di bere un bicchiere d’acqua. Muovendomi lentamente uscii dalla camera da letto, cercando di non inciampare in quegli ambienti che, ancora, non conoscevo del tutto. Accesi una piccola luce appena fuori dalla stanza e raggiunsi la scala interna, che conduceva sotto, al vano cucina. Ero nudo e senza pantofole, ed il contatto del piede con il gradino in legno della scala, mi restituì un brivido freddo, che mi giunse sino alla nuca. Sentii i capelli arricciarsi come se una mano me li stesse accarezzando, ma senza alcuna dolcezza. Gradino dopo gradino, giun-si in fondo alla scala. Mi trovavo in una zona della casa simile ad un ampio disimpegno, dal quale era possibile accedere ai vani posti al piano terra. Ad ogni passo la testa sembrava esplodermi e anzi speravo lo facesse, almeno così forse sarebbe finito il dolore. Mi fermai nel punto in cui terminava la scala. E fu lì che la vidi.”
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Diciassette alle due

Video dell’intervista integrale dell’autore di “Diciassette alle due” a cura della casa Editrice bookabook.

2️⃣5️⃣0️⃣ volte grazie.
Non una volta, o cinquanta o cento, no!
2️⃣5️⃣0️⃣
Come le carezze che avete dato al mio sogno di vedere il nostro “Diciassette alle due” sugli scaffali delle librerie.
Abbiamo raggiunto insieme il primo traguardo, ma voi mi avete preso per mano fino a segnare il secondo importantissimo gol.
Grazie.
Grazie a chi c’è stato e ci ha creduto, ma anche a chi pur dicendo di crederci non ha voluto esserci. Grazie a loro ho capito che tra il dire e il fare, non c’è solo di mezzo “e il”, ma molto di più.
❤️